
Credits: Sony Ericsson
Ho sempre pensato che 15 centesimi di euro per mandare un sms non fossero roba da poco. Non in senso stretto, si intende.
La mia convinzione si basa sulla tipologia di servizio offerta (parliamoci chiaro, far viaggiare 160 caratteri ha un costo irrisorio per gli operatori). E sul portafogli: con una media di una decina di messaggi al giorno si arriva facilmente a sfiorare i 50 euro di traffico telefonico (solo per gli sms). Molto di più di ciò che spendo attualmente per il mio abbonamento Internet. Con cui – per inciso – comunico con tutto il mondo senza limitazioni di sorta (e di caratteri).
Per questo motivo da qualche tempo ho sottoscritto un abbonamento flat: pago un fisso mensile per avere un monteore predefinito di chiamate, qualche gigabyte di navigazione su internet e, naturalmente, qualche centinaio di messaggi da spedire a tutti i miei contatti. È un modello che stanno seguendo in tanti, come ci mostra questo grafico, soprattutto ora che il cellulare si è fatto smartphone; un oggetto più evoluto ma che per sua natura deve essere costantemente connesso alla rete dati.

Credits: School of Management Politecnico di Milano
C’è però ancora una bella fetta di popolazione - che potremmo definire meno “smaliziata†– che continua a pagare a consumo, sborsando i suddetti 15 centesimi di euro per ogni messaggio inoltrato. In loro difesa potrebbe intervenire l’Agcom, fissando un tetto alle tariffe praticate dagli operatori italiani. Per l’ Autorità garante delle comunicazioni si tratterebbe in sostanza di recepire l’invito dell’Unione Europea ad omogeneizzare i prezzi degli sms su tutto il territorio del Vecchio Continente.
Il motivo del contendere – scrive Giulio Boresa in questo approfondimento pubblicato da Mytech - è che con l’avvento dell’Eurotariffa, siamo caduti in un paradosso: un sms internazionale può costare di meno di uno all’interno dell’Italia, 13,2 contro 15 cent.
Facile pensare che gli operatori cercheranno in tutti i modi di opporsi a un’eventuale restrizione delle tariffe. O, qualora dovessero piegarsi al volere delle istituzioni, di pensare a metodi alternativi per compensare al taglio.
Ricordate cosa successe dopo l’abolizione dei costi di ricarica?