Mancano dodici giorni al vertice delle Nazioni Unite sul clima che dovrebbe porre le basi per un piano d’azione da mettere in pratica a partire dal 2012, quando sarà arrivato a scadenza il Protocollo di Kyoto. Il presidente degli Stati Uniti Obama, che sembrava tra gli affossatori del vertice, ora promette di presentarsi a Copenaghen con un piano di tagli alle emissioni. Al di là delle promesse, però, le notizie che precedono e “preparano” il summit danese sono tutt’altro che confortanti.
Il più ampio studio sul riscaldamento globale dopo il rapporto dell’Intergovernamental Panel on Climate Change (IPCC) dell’Onu, rivela infatti che la temperatura del pianeta potrebbe aumentare di ben 7 gradi centigradi entro questo secolo, superando così i temutissimi 6 gradi che già profilavano la catastrofe. La febbre rischia di salire ben oltre le precedenti previsioni, quindi, ed è forse per questo che il rapporto, redatto da diversi premi Nobel, è stato intitolato “La diagnosi di Copenaghen“.
La relazione di 64 pagine si presenta come un non trascurabile promemoria per i leader mondiali che si avviano alla trattativa nella capitale danese. E’ una fotografia di quello che il pianeta potrebbe diventare se non facciamo subito passi consistenti per invertire la tendenza. Quali sono le rivelazioni più sconvolgenti del rapporto?
Prima di tutto che le emissioni di CO2 dovute all’uso di combustibili fossili si stanno avvicinando agli scenari peggiori mai dipinti finora dall’IPCC. Nel 2008 sono aumentate di quasi il 40 per cento rispetto al 1990, anno di riferimento per il Protocollo di Kyoto. Negli ultimi 25 anni le temperature sono cresciute al ritmo di 0,19 °C per decade. Di questo passo l’aumento medio della temperatura globale la Terra potrebbe toccare i 7 °C entro la fine del secolo. Una delle conseguenze di questo disastroso aumento della temperatura è ovviamente lo scioglimento dei ghiacci e l’inevitabile innalzamento dei mari. Anche in questo caso, secondo lo studio appena uscito, le previsioni fatte dall’IPCC nel 2007 erano troppo ottimiste. Il nuovo limite di innalzamento del livello del mare entro il 2100 è di 2 metri. E nei secoli a venire, anche quando le temperature si saranno stabilizzate, dobbiamo aspettarci un ulteriore innalzamento.
Che fare? Se vogliamo mantenere il riscaldamento globale sotto i 2 °C rispetto all’era preindustriale, le emissioni dovranno raggiungere il picco tra il 2015 e il 2020 e poi declinare rapidamente per arrivare vicino allo zero “ben prima della fine di questo secolo”, hanno concluso i ricercatori. Le emissioni pro-capite medie dovranno scendere a 1 tonnellata metrica di CO2 l’anno entro il 2050, ovvero circa il 90 per cento in meno rispetto a quanto emetteva mediamente un cittadino di un paese sviluppato nel 2000. Altro che obiettivi ambiziosi! Basteranno queste previsioni ancor più apocalittiche per convincere Obama & Co. a un robusto programma di tagli alle emissioni?